IL VOLTO DELLA FORESTA

Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura! (Dante Alighieri)
 


La Foresta, imperscrutabile, selvaggia ed enigmatica e nell'immaginario collettivo dispensatrice di timori legati a racconti di stregoni e animali leggendari come unicorni, fauni, orchi, fate e folletti che la abitano.
Presente nelle fiabe come "Cappuccetto Rosso", nei romanzi fantasy come il "Signore Degli Anelli", nei film di avventura e di paura oppure utilizzata in poesia come metafora della vita.
La Foresta è vita, è colei che contribuisce a creare l'ossigeno che respiriamo, è il polmone di Gaia il pianeta vivente, la Terra, e come Gaia la Foresta è viva, composta da migliaia di alberi in simbiosi che comunicano fra loro facendosi cullare dal vento e concedendosi alle intemperie e al mutare del clima.

Milioni di alberi come milioni di uomini e milioni di volti.

Dagli albori della vita, ogni essere cosciente ha imparato a riconoscere se stesso osservando la propria immagine riflessa. Ma il riflesso di noi stessi non è reale, vediamo il nostro volto attraverso una immagine speculare, differente da quella che gli altri hanno di noi.
Le fotografie ci imbarazzano sempre proprio perchè non siamo abituati a vederci come realmente siamo.
Ma esiste un confine fra reale ed irreale?

Volevo fotografare "il volto della Foresta", ma i volti che vedevo erano troppi.

Ho preferito fotografare il suo riflesso, l'immagine che essa ha di se stessa, il volto che la Foresta conosce e nel quale si riconosce.





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