La Foresta, imperscrutabile,
selvaggia ed enigmatica e nell'immaginario collettivo dispensatrice
di timori legati a racconti di stregoni e animali leggendari come
unicorni, fauni, orchi, fate e folletti che la abitano.
Presente nelle fiabe come "Cappuccetto Rosso", nei romanzi
fantasy come il "Signore Degli Anelli", nei film di avventura
e di paura oppure utilizzata in poesia come metafora della vita.
La Foresta è vita, è colei che contribuisce a creare
l'ossigeno che respiriamo, è il polmone di Gaia il pianeta
vivente, la Terra, e come Gaia la Foresta è viva, composta
da migliaia di alberi in simbiosi che comunicano fra loro facendosi
cullare dal vento e concedendosi alle intemperie e al mutare del clima.
Milioni di alberi come milioni di uomini e milioni di volti.
Dagli albori della vita, ogni essere cosciente ha imparato a riconoscere
se stesso osservando la propria immagine riflessa. Ma il riflesso
di noi stessi non è reale, vediamo il nostro volto attraverso
una immagine speculare, differente da quella che gli altri hanno di
noi.
Le fotografie ci imbarazzano sempre proprio perchè non siamo
abituati a vederci come realmente siamo.
Ma esiste un confine fra reale ed irreale?
Volevo fotografare "il volto della Foresta", ma i volti
che vedevo erano troppi.
Ho preferito fotografare il suo riflesso, l'immagine che essa ha di
se stessa, il volto che la Foresta conosce e nel quale si riconosce.