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ELOGIO ALLA PANCHINA
pan|chì|na - s.f. (dim. panca) Sedile
per più persone in pietra, ferro, legno o altro materiale,
collocato stabilmente in un luogo pubblico.
Parafrasando Warhol, “una panchina è una panchina”. E’ utilizzabile da tutti, senza distinzione sociale o razziale. La panchina è universalmente equa. |
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Ma
la panchina è anche e soprattutto uno spazio, un luogo di sosta
per viaggiatori o passanti, di incontro per amici o amanti, di ispirazione
per pittori e poeti.
E’ sinonimo di quiete e di occasionale riposo per chi transita nei viali, di coordinamento per chi pratica il calcio, di intrighi internazionali per chi fa film di spionaggio, di attesa per chi parte e per chi aspetta l’arrivo di qualcuno nelle stazioni. Immobile e stabile a terra come un albero, non può esplorare il mondo ma è il mondo che la cerca. La panchina si concede e diventa confidente di racconti e segreti. Una panchina è una panchina, ma appena ci si siede diventa un proprio spazio al quale a volte si ritorna e che per qualcuno diventa nei ricordi “la nostra panchina”. Una panchina è una panchina, ne esistono milioni al mondo e tutte quante aspettano il giovane o l’anziano, la mamma e il passeggino, la coppia o il singolo, il socievole o lo scostante, gli innamorati e i disamorati. Alcune, quelle più antiche, sono silenziose testimoni della storia e forse hanno anche prestato il loro servizio a illustri personaggi; le stesse panchine, sulle quali oggi i ragazzini incidono frasi d’amore o ribellione, hanno incontrato in passato importanti scienziati, medici, poeti, filosofi e statisti. Guardiamo sempre con meraviglia il paesaggio o il monumento, ma concediamo sempre solo uno sguardo distratto alla panchina per assicurarci che la vernice non sia fresca come nelle comiche di Chaplin, senza considerare che lo scorcio che ammiriamo è stato apprezzato dallo stesso punto forse da Cavour prima di sorseggiare un "bicerin”. Nella società attuale dove tutto è urgenze, scadenze e fretta di fare, sarebbe bello poter tornare più spesso a ritrovare "la nostra panchina” e fermarsi un po’ con lei, semplicemente a guardare. |
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